
patata
sul balcone
L'altra sera, tornando a casa dal lavoro, ho intravisto una gran bella
patata sul balcone, sul mio balcone, il balcone di casa mia. So che
molti di voi staranno pensando a qualcosa di erotico e mi spiace deludervi:
la patata in questione era proprio una patata, un bel tubero marrone
dal quale si ricavano le Pai, gli gnocchi ed il purè. Non so
come abbia fatto a fuggire dal frigorifero ed a cercare scampo scavalcando
la ringhiera. Il frigorifero di un "single", generalmente,
pullula di vita; non c'è alimento od ingrediente che non abbia
in qualche modo modificato la propria struttura fisico molecolare senza
il benché minimo aiuto esterno. I limoni, che quando ho acquistato
erano verdi come dei lime, sono diventati gialli e poi nuovamente verdi.
Che strane opportunità fornisce la natura con i suoi cicli vitali.
Ho notato segni di efrazione sulla maniglia del frigorifero, probabilmente
provocati dalla patata nel suo tentativo di fuga. I suoi poderosi germogli
afferrano la maniglia sgusciando attraverso la guarnizione in gomma
dell'elettrodomestico e... Ho sentito anche dei lamenti provenire dallo
scomparto degli ortaggi, erano quelli di una povera melanzana, acquistata
in tempi remotissimi e mai cucinata per incapacità culinarie
dimostrate e dimostrabili. Il freezer, vista temperatura, ambiente e
contenuto, sembra più che altro una camera mortuaria, mancano
solo i fiori. Domattina comprerò degli zucchini. E cosa dire
di quel cartone di latte parzialmente scremato. E pensare che una volta
era intero, il cartone intendevo dire, non il latte. Ora sta su da solo,
senza involucro, con il suo bel colorino muschio. Una cipolla ha tentato
persino di strozzarmi con una lunga protuberanza che non pensavo potesse
svilupparsi in maniera così drammatica. Sono riuscito, ed anche
con poco impegno, a far frollare due cotolette di tacchino. Un fossile
di polpetta emerge dai meandri di un contenitore in vetrocemento. Quella
che un tempo doveva essere una pesca adesso sembra un'oliva, a parte
le dimensioni del nocciolo inusitate per un'oliva. Il mio frigo potrebbe
aver ispirato il regista di "Non aprite quella porta" e sarebbe
stato di indubbio aiuto al dottor Mengele evitando così tante
sofferenze a poveri innocenti; averci pensato prima. Con grande cordialità,
un uovo mi saluta ammiccando e quindi si butta di sotto suicidandosi
ineffabilmente sul pavimento. Beffando abilmente l'effetto serra, il
ghiaccio del freezer ha deformato le pareti destinate a contenerlo.
Il gas refrigerante se ne è andato ma io gli ho detto: e chi
se ne freon. Scovo in fondo in fondo una ciliegia miracolosamente intatta,
un frutto (scusate la ripetizione) frutto della manipolazione genetica;
le tolgo il picciuolo e delicatamente la apro in due. Dentro c'è
il verme, morto. Da un'accurata autopsia, risulterà essere deceduto
per cause naturali, di vecchiaia.
Lo spettacolo dell'apertura della porta del mio frigo si replica ogni
quattro mesi; domattina vado a fare la spesa. Per ora continuo la partita
a scacchi con il pomodoro; mi ha dato la rivincita.
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